Foto del docente

Faezeh Mardani

Adjunct professor

Department of History and Cultures

Useful contents

Follia, morte e poesia in Alda Merini e Forugh Farrokhzad Riflessioni su alcune analogie di Faezeh Mardani

Follia, morte e poesia
in Alda Merini e Forugh Farrokhzad Riflessioni su alcune analogie

di Faezeh Mardani

Università di Bologna iii convegno internazionale di iranistica 2-3 marzo 2017

Il Novecento letterario persiano, considerato età di importanti innovazioni e trasformazioni linguistico-letterarie, fin dal principio ha avuto uno sguardo attento verso la vivacità culturale europea della prima metà del ventesimo secolo e spesso ne è stato attratto, una considerazione che spiega le numerose sperimentazioni artistiche e letterarie, simili a quelle europee, nate nell’Iran moderno. Oggetto della nostra indagine sono le affinità tematiche ed espressi- ve rintracciabili nel percorso poetico di due Autrici, una italiana una iraniana, che hanno vissuto realtà storico-sociali dissimili e in due diversi continenti. Alda Merini (1931-2009) e Forugh Farrokhzad (1932-1967) possono esse- re considerate le figure più importanti del panorama della scrittura poetica femminile in Italia e in Iran, un’affermazione che offre un primo elemento per disegnare la mappa delle analogie tra le due poetesse. Entrambe, nate nei primi anni ’30, iniziano a scrivere e pubblicare giovanissime. Il primo volume di poesia di Alda Merini, La presenza di Orfeo, esce nel 1953, mentre Forugh Farrokhzad dà alle stampe la sua prima raccolta di poesie Asir (Prigioniera) nel 1952.

La contemporaneità dell’esperienza poetica iniziale e la centralità della que- stione del genere espressa con vigore nelle opere giovanili delle due Autrici sono due aspetti che sembrano superare i fattori socio-culturali lontani e dis- simili che alimentano la loro formazione. Non si intende qui esaminare le due scritture in relazione alla produzione letteraria prettamente femminista e non reputiamo tale la loro eredità poetica; però è necessario sottolineare il loro essere donna e la loro determinazione nel difendere la propria identità femminile.


Gli anni ’50 sono anni in cui la società italiana, mentre cura le laceranti ferite della guerra, si adopera per ricostruire il Paese devastato dal conflitto e dalla miseria. Apre le porte del mondo dell’istruzione e del lavoro alle giovani don- ne, generando nuovi assetti in famiglia e modificando in modo irreversibile il ruolo della donna nella società.

Contemporaneamente l’Iran dopo una breve e illusoria stagione di avvicina- mento alla democrazia, sperimenta una frettolosa e forzata occidentalizzazio- ne, in tutti gli aspetti della vita sociale e individuale, che inganna gli intellet- tuali e disorienta il popolo. Così vacillano le sicurezze di una collettività che da millenni affondava le sue radici più profonde nella religione e nelle antiche tradizioni culturali.

Nonostante i differenti scenari politico-sociali in cui crescono, le due Autrici vivono pienamente la centralità del concetto del genere e la rapida trasfor- mazione della condizione femminile del loro tempo. La loro formazione e successiva produzione letteraria, pur sviluppate in contesti tanto diversi, as- sorbono i fermenti universali del femminile nella scrittura che andavano rapi- damente sviluppandosi intorno alla metà del secolo, superando ogni distanza geografica e linguistica.

Una prima riflessione sui contenuti delle opere giovanili di Alda Merini evi- denzia lo scontro tra il concetto mistico-religioso e la passione amoroso-e- rotica inerente alla sua percezione poetica. Un contrasto definito dal criti- co Ambrogio Borsani “Un intreccio tra trascendente e immanente”1 che si presenterà di volta in volta nelle successive e più mature fasi della sua lirica. “La simbiosi dell’erotico e del mistico, l’antitesi di tenebra e luce (il posse- dersi “tenebrosamente luminoso”)”2 invadono la fervida iniziazione poetica dell’Autrice. In una conversazione con Chicca Galiardo e Guido Spaini Me- rini descrive il senso mistico del sentimento religioso intrecciato con l’amore terreno nella sua poesia:

Di poesia si muore così come d’amore perché, come dice Rilke ‘è un im- probo ricupero di forze per avvertire un po’ di eternità’. Ci sono stati mo- menti di estasi, vedi il Delirio Amoroso, in cui – personalmente – ho toc- cato un benessere che non è di questa terra. Questo non lo potrei insegnare a nessuno, non posso dire come si fa a essere rapiti dall’estasi. So solo che

  1. 1 A. Merini, Il suono dell’ombra, p. 28

  2. 2 M. Corti, Vuoto d’amore, Introduzione, p. vi


dipende da una scelta divina e che quindi una vocazione non viene creata ma c’invade. I miei amori non sono stati altro che l’inizio di questa grande vocazione perché io, in ogni uomo che ho amato, ho visto un segno di Dio, il suo volto e ho quindi cercato di liberarlo dalla sua carnalità3

Il desiderio di entrare in convento e scegliere un definitivo percorso religioso e monastico indica l’intimo conflitto con il “dominio poetico” che nella gio- vane mente dell’autrice, e forse per le convenzioni etico-religiose dell’epoca, è sinonimo di “perdizione e dannazione”.

Se tutto un infinito
Ha potuto raccogliersi in un Corpo Come da un corpo
Disprigionare non si può l’Immenso?4

Mentre Merini affronta la difficile questione religiosa in relazione al trascen- dente e il suo rapporto con il terreno e l’effimero, Farrokhzad affronta le ri- percussioni etico-morali di una religiosità ipocrita che domina le coscienze e condanna ogni forma di espressione amorosa, passionale ed erotica nella scrit- tura femminile. La sua lirica giovanile in Asir (Prigioniera) (1953), racconta le intime percezioni di una donna che vuole vivere, alla luce del sole, i tormenti del proprio mondo affettivo.

3 4

Cosa farà il mio cuore smarrito di questa primavera in arrivo
di questa voglia che colora
Il corpo delle aride e nere fronde?

Cosa farà il mio cuore smarrito
di questa brezza che emana
profumo d’amore di colombe selvatiche che soffia vaganti essenze?

A. Merini, La poesia luogo del nulla, p. 25 A. Merini, Il suono dell’ombra, p. 104


La mia bocca arde dal canto d’amore il mio petto brucia d’amore
si squarcia di passione la mia pelle s’infiamma di gemme il mio corpo5[...]

In un’intervista radiofonica del 1961 l’Autrice afferma:

Se la mia poesia ha aspetti femminili, è naturale, perché sono donna. Per fortuna sono una donna! [...] È naturale che una donna, per le sue condi- zioni fisiche, sentimentali e psichiche, si interessi di alcune questioni che per l’uomo sono poco importanti o comunque, abbia una visione femmi- nile differente da quella maschile riguardo a tutto. Chi, per esprimere se stesso, sceglie la strada dell’arte non può considerare un limite la propria appartenenza al genere maschile o femminile e restare ingabbiato in questo cerchio. [...] Ciò che conta è la persona, non importa donna o uomo che sia [...] In ogni caso, io, quando scrivo non penso al mio essere donna e se questo traspare nella mia poesia è del tutto inconscio e involontario [...]6

Aver coscienza di sé e delle proprie esperienze amorose e sensuali e voler difen- dere il diritto di farne una narrazione poetica, andando oltre ogni distinzione di genere, costituiscono per la nostra Autrice elementi di un difficile percorso iniziatico nettamente percepibile nelle prime poesie giovanili.

All’inizio di un ghazal pubblicato nella sua prima raccolta di poesie e nelle edizioni successive spesso censurato, Farrokhzad accusa chiaramente l’ipocri- sia religiosa che la condanna come donna e poetessa:

Ci sorride lo sguardo di Dio
anche se è lontana
la via della Sua grazia.
Ché simile a mendaci pii di nera tunica non beviamo in segreto il prelibato vino...7

Quelli delle nostre Autrici sono due approcci differenti generati dalla mede- sima matrice: l’intreccio del concetto mistico-religioso con l’esistenza umana e terrena, sia individuale sia collettiva, e il suo riflesso in una creazione lette- raria.

  1. 5 F. Farrokhzad, Gozine, pp. 131-132

  2. 6 Intervista con S. Tahbaz, in È solo la voce che resta, p. 197

  3. 7 F. Farrokhzad, Divar, p. 115


Merini e Farrokhzad combattono con il Trascendente e con la severa etica religiosa dominante perché possedute dal Demone e Sublime della Poesia; che diventa il senso ultimo della loro esistenza. Né Merini né Farrokhzad, nonostante presagi di perdizione, condanne e rinunce, riescono a sottrarsi al seducente dominio della parola poetica. Stregate dall’impeto della poesia rinunciano all’ordinario che è la sorte riservata a tutti, per sperimentare lo straordinario serbato a pochi. Lasciano che il tempestoso o quieto mare della poesia diriga il fragile vascello della loro vita.

Farrokhzad affronta l’infamia e il disonore di un divorzio e di una relazione d’amore illecita, lo scherno di essere considerata la poetessa del peccato e di perdere definitivamente, dopo il divorzio, il diritto di avvicinarsi al figlio. Alda Merini dopo un disperato tentativo di creare una vita familiare ordinaria e felice, sposando un semplice panettiere e dedicandosi al marito e ai figli per qualche anno, entra nell’orbita oscura di una dolorosa confusione psichi- co-mentale che la porta a vivere la devastante esperienza del manicomio e un lacerante silenzio poetico durato vent’anni.

Farrokhzad dice:
...
Vieni, apri questa gabbia

e lasciami volare
nel cielo lucente della poesia Liberami e, nel roseto
della poesia, sarò una rosa

Dolci baci delle mie labbra sono per te,
per te
il profumo del mio corpo

Bagliori segreti del mio sguardo lamenti del mio cuore afflitto sono tutti per te.
No, non dirmi

che la poesia è infamia e disonore

A me un calice di questa infamia e abissi d’inferno

a te regno dei cieli, ancelle belle e vita eterna


Non ho pena se non ho il paradiso eterno Eden è il mio cuore...

mi perdonerà quel
Dio che al poeta rende folle il cuore 8

E Merini afferma:

O mia poesia, salvami, per venire a te

scampo alle invitte braccia del demonio: nel sogno bugiardo
agguanta la mia gonna la sua fiamma

e io vorrei morire
per i mille patimenti che m’infligge...9

Oltre alla resa incondizionata alla poesia, che è presagio di una sorte crudele, va ricordata l’analogia degli elementi biografici affini nella vita e nella scrittura delle due Autrici: la presenza di due figure maschili, latori di una consapevo- lezza intellettuale necessaria alla formazione delle nostre poetesse che si muo- vono sul filo della passione e dell’istinto.

L’adolescente Alda è perdutamente innamorata dell’intellettuale affermato Giorgio Manganelli sposato e con una figlia e la giovane e bella Forugh è folle d’amore per lo scrittore e regista Ebrahim Golestan anch’egli sposato e con due figli.

Queste vivide e strazianti esperienze d’amore segnano profondamente il cor- pus lirico delle due Poetesse e plasmano la parte più ricca della loro scrittura. Il coinvolgente lirismo, pieno di pathos, plasma il loro linguaggio ed eviden- zia la volontà di Merini e Farrokhzad di spogliarsi di ogni ornamento espres- sivo superfluo e di ogni convenzionale pudore per non rinunciare al diritto di raccontare l’amore nelle sue ambigue forme del sublime e dell’effimero.

Il racconto d’amore si veste di audacia e conferma la nascita di una nuova sta- gione nell’ambito della scrittura femminile. Il diritto di difendere l’autenticità del sentimento d’amore porta Merini a concepire una poetica che mette in perfetta assonanza il lato celeste e quello terreno, una sincronia che guida il

  1. 8 F. Farrokhzad, Asir, (traduzione in italiano F. Mardani) pp. 42-45

  2. 9 A. Merini, Vuoto d’amore, p. 12


libero fluire delle percezioni amorose in un linguaggio sinuoso, a volte diretto e a volte enigmatico e percettivo.
La poesia d’amore di Merini nel periodo precedente l’internamento nell’ospe- dale psichiatrico è feconda di suggestioni sensuali che si mescolano al sublime concetto dell’amore. «L’amore nelle poesie di Alda Merini – afferma Daniela Gamba – è lo spirito che permea i versi, è il motore che muove le parole... oggetto dell’amore è tutto ciò sia in grado di suscitare in lei un’eccitazione fabulosa della mente, un ‘astratto miracolo’ che supera qualsiasi delimitazio- ne spazio-temporale. L’amore è il desiderio di una totalità mitica, nostalgia dell’infinito...».10

Io sono, folle, folle, folle di amore per te.

Io gemo di tenerezza
Perché sono folle, folle,
perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era sì caldo

Che a me dettava questa confusione, ma io ero malata di tormento
ero malata di tua perdizione.11

Furore, passione e istinto dominano le prime poesie d’amore di Forugh Far- rokhzad, che formano una poetica circoscritta nei tormentati desideri sen- suali. Anche lei, come la Merini, è preda di percezioni istintive che rendono incandescenti le sue descrizioni d’amore. Sono esperienze iniziatiche destinate a passare presto dalla concezione viscerale e limitata dell’amore fisico verso le liriche più complesse delle ultime poesie.

Una rapida e sorprendente crescita concettuale e formale caratterizza l’ultima e più celebre raccolta di poesie di Farrokhzad Un’altra nascita (1964), in cui la scrittura tocca le profondità misteriose dell’amore e l’indagine esistenziale dei moti dell’anima sostituisce le descrizioni intime dell’inquietudine amoro- sa. Nel periodo tardo e più fecondo della poetica di Forugh Farrokhzad, che chiude la sua opera, motivi di pessimismo e di solitudine cosmica e presagi di un’imminente fine si uniscono ai temi amorosi e definiscono il filo condutto- re della sua intera lirica.

  1. 10 A. Merini, folle, folle, folle d’amore per te, pp. 69-70

  2. 11 Ibidem, p. 62


...

Io sono te,
sono te,
sono quella che ama
e che d’un tratto
ritrova in sé
uno strano legame
con migliaia di cose nostalgiche e ignote, sono l’intenza sensualità della terra
che assorbe tutte le acque
e feconda tutte le valli.

Ascolta la mia voce lontana
nella densa nebbia dei salmi mattutini
e guardami nella quiete degli specchi
guarda come ancora, con i resti delle mie mani
sfioro la profondità oscura dei sogni
e tatuo il mio cuore - come una macchia sanguinea – sulle candide felicità dell’essere...12

La follia e la morte sono due temi che occupano una parte rilevante nella pro- duzione poetica delle due Autrici. Un’intima percezione suggerisce la necessi- tà di affrontare le due dimensioni che la sorte ha loro riservato e di convivere con esse.

Il disordine mentale e le sue tragiche conseguenze segneranno definitivamen- te la poetica di Alda Merini. L’esperienza devastante del manicomio e delle cure psichiatriche iniziate nel 1965, e proseguite per circa vent’anni, sono un crogiolo di sofferenza e dolore che darà vita alla pubblicazione, nel 1984, del volume La Terra Santa, considerato la sua più importante opera poetica.

12

Manicomio è parola assai più grande Delle oscure voragini del sogno, eppure veniva qualche volta al tempo filamento di azzurro o una canzone lontana di usignolo o si chiudeva

la tua bocca mordendo nell’azzurro la menzogna feroce della vita.
O una mano impietosa di malato Saliva piano sulla tua finestra

F. Farrokhzad, È solo la voce che resta, p. 117 110

Sillabando il tuo nome e finalmente Sciolto il numero immondo ritrovavi Tutta la serietà della tua vita.13

In questa raccolta la scrittura sembra essere il veicolo della sal- vezza: la confessione liberatoria, l’affermazione della sanità, la conferma del ritorno, la stanza della memoria al di fuori di una mente perduta nel caos. Merini trova nella poesia un rifugio per i tormenti dell’anima e della mente e afferma: «il cielo della poesia non si arresta, anche se la persona fisica rimane assente, dimenticata in altri luoghi»14. La Terra Santa narra l’esperienza degli inferi, i vissuti di una raffinata, geniale e fragile mente che entra ed esce dalle oscurità più disperate e ora, lucida, intende raccontarle.

Maria Corti definisce così questo lungo e tormentato viaggio:

È per noi illuminante il percorso mentale seguito da questa originale poe- tessa: dapprincipio lei vive all’interno di una realtà tragica in modo alluci- nato e sembra vinta; poi la stessa realtà irrompe nell’universo della memo- ria e da lì è proiettata nell’immaginario e diviene una visione poetica dove oramai è lei a vincere, a dominare, non più la realtà.15

Merini vince la sua battaglia con la follia facendola vivere per sempre nella sua poesia che considera il “cappio a cui è aggrappata” – una poesia che, nella mente del lettore, non potrà più togliersi di dosso l’odore acre dei camici di ruvido cotone, né la forza dominante della parola che resta e sopravvive al poeta.

13 14 15

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola

per riderci sopra non so.

Io ero un albatro grande

A. Merini, Fiore di poesia, p. 71 A. Merini, Il suono dell’ombra, p. M. Corti, Il suono dell’ombra, pp.


E volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra
Io canto ora per te
Le mie canzoni d’amore.16

Il tema della morte, come il motivo della follia in Merini, scorre nelle vene dell’ultima poesia di Farrokhzad. Nella raccolta Un’altra nascita e in quella po- stuma Crediamo all’inizio della stagione fredda, allusioni esplicite e frequenti alla presenza palpabile della morte rendono la sua scrittura un presagio miste- rioso della sua prematura morte. L’Autrice lascia l’iniziale scrittura istintiva, carnale e fervida d’immagini poetiche sensuali ed entra in una fase di consape- volezza filosofico-esistenziale che racconta il declino e la decadenza. “Stiamo vivendo in un’epoca in cui – scrive Farrokhzad nel 1964 – «tutti i significati e tutti i valori hanno perso il loro senso e stanno per crollare... penso che il motivo principale di una creazione artistica sia proprio resistere di fronte a questo declino... uno sforzo per restare, far restare qualcosa di sé ed esorcizzare la morte...»17

È così intensamente impregnato
Il mio malinconico amore dall’ansia del declino Che trema tutta la mia vita.
Quando ti guardo
È come guardare dalla finestra
Il mio albero solitario, carico di foglie,
nella febbre gialla dell’autunno
è come guardare a un’immagine che scivola via su fluenti acque in tumulto...18

Una costante ansia e inquietudine accompagnano l’evolversi della poetica di Forugh Farrokhzad che, attraverso una rinascita in versi, supera la scrittura passionale e femminile ed entra nell’ampio respiro di una lirica che scava la memoria ancestrale dell’individuo e l’universo degli archetipi. Nella sua scrit- tura ultima la morte, il declino, lo scorrere degli attimi fallaci di un tempo troppo frettoloso e di una vita in preda a continue metamorfosi, sono elemen-

  1. 16 A. Merini, Fiore di poesia, p. 80

  2. 17 F. Farrokhzad, È solo la voce che resta, p. 35

  3. 18 Ibidem, p. 36


ti allusivi alla realtà contingente e insieme mistico-filosofica della nostra con- dizione esistenziale, elementi spesso interpretati come una sorta di capacità premonitoria e profetica attribuita ai poeti nella letteratura mistica persiana.

... Se potessi far parte di questo immenso infinito, allora potrei stare dove voglio io...Vorrei finire così o continuare così...Dalla terra nasce sempre una forza che mi attira verso di sé, andare avanti o salire su non m’importa, vorrei soltanto sprofondare, sprofondare insieme a tutte le cose che amo, integrarmi e mescolarmi in una totalità immutabile...19

Se in Alda Merini la follia è un’esperienza concretamente vissuta, e con una accezione specifica “superata”, in Farrokhzad la morte è una presenza emble- matica che si spande su tutta l’esistenza e in fine si concretizza in una cesura improvvisa del flusso lirico e della vita stessa. Anche in lei, sempre con una specifica accezione, la parola poetica “supera” e sconfigge la morte. La poesia di Forugh Farrokhzad continua a vivere nella scrittura di molti poeti che la succedono. Nella prospettiva del mezzo secolo che ci separa dall’improvvisa morte della Poetessa, il flusso continuo delle sue liriche nella scrittura delle nuove generazioni dei poeti e la sua immobile freschezza giovanile continua- no a sconfiggere il trascorrere impietoso del tempo.

19 20

Meta d’ogni impeto è giungere
l’essenza luminosa del sole
e immergersi nella sapienza di luce
È naturale
che i mulini a vento marciscano
Perché devo fermarmi io
che prendo al petto le spighe acerbe del grano e allatto?
La voce, solo la voce,
la sete dell’acqua nel limpido fluire
il suono di luce stellare che si spande
sulla superficie femminea della terra
la voce mentre feconda il senso
e stende il pensiero condiviso dell’amore
La voce, la voce,
è solo la voce che resta20

F. Farrokhzad, Da una lettera scritta a E. Golestan. È solo la voce che resta, p. 49 F. Farrokhzad, È solo la voce che resta, pp. 175-6


Infine la Poesia, quel demone sublime che aveva stregato le anime delle due Scrittrici, facendole passare attraverso tempeste e tormenti, follia e morte, ha concesso loro di vivere nel cuore e nella mente degli uomini di ogni luogo e di risuonare, ancora per molto tempo, in ogni lingua.

Bibliografia

Farrokhzad F.
1334 Asir (Prigioniera), Amir Kabir, Tehran,1955.
1335 Divar (Il muro), Amir Kabir, Tehran,1956.
1337 ’Esyân (Ribellione), Amir Kabir, Tehran,1958.
1346 Daftarhâye Zamâne, Sirus Tâhbâz (a cura di), iii ristampa, Tehran, 1967.
1353 Imân biâvarim be âghâz-e fasl-e sard... (Crediamo all’inizio della stagione fredda...),

Morvarid, Tehran, 1974.
1367 Gozine-ye ash’âr (Poesie scelte), iii ed., Morvârid,1960.
1369 Tavallodi dighar (Un’altra nascita), xvi, Morvarid, Tehran, 1990.
2005 La Conquête du jardin, poèmes 1951-1965, J. Alavinia (a cura di), introduzione di Ch.

Lambert, Lettres Persanes, Paris.
2008 La Strage dei Fiori, D. Ingenito (a cura di), Orientexpress, Napoli.
2009 È solo la voce che resta, Presentazione C. Saccone, Introduzione F. Mardani, Aliberti

Ed-, Reggio Emilia 2009

Hilmann M.C.
1987 A Lonely Woman: Forugh Farrokhzad and Her Poetry, Mage Publishers and Three

Continente Press.

Lazard G.
1983 La versification de Foruq Farrokhzâd, in «Studia Iranica», t, 12, f. 2, pp. 223-229

Mengaldo P.V.
1987 La tradizione del Novecento, nuova serie, Vallecchi Ed., Firenze 1987

Merini A.
1991 Vuoto d’amore, G. Einaudi Editore, Prefazione M. Corti, Torino.
1996 Un’anima indocile, parole e poesie, La Vita Felice, Milano.
1998 Fiore di poesia 1951-1997, M. Corti (a cura di), Einaudi, Torino.
1999 La poesia luogo del nulla, poesie e parole con Chicca Gagliardo e Guido Spaini, Piero

Manni, Lecce.
2002 Folle, folle, folle d’amore per te, Salani Editore, Milano 1° ed.
2002 Folle, folle, folle di amore per te, Salani Editore, Milano.
2006 Confessioni di un poeta, racconti, Acquaviva Ed.
2010 Il suono dell’ombra, poesie e prose 1953 – 2009, A. Borsani (a cura di), Arnaldo Mon-

dadori Ed., Milano.
2010 Una specie di follia, con S. Mastrosimone, Aliberti Ed., Roma.

Milani F.
1982 Love and Sexuality in The Poetry of Forugh Farrokhzâd: a Reconsideration, in «Iranian

Studies», vol. xv, nn. 1-4, pp. 137-149.

Piemontese A. M.
2003 La vita nuova nel diario romano di Forug Farroxzâd, in «Oriente Moderno», xxii

(lxxxiii), n.s., pp. 159-167. Tehran 1369-1990

Washington dc 1987.

Windfuhr G.L.
1977 Foruq’s “Born Again”: An Analysis and Interpretation, in «Edebiyat», vol. ii, n. 2, pp.

135-161.